Verifica e imballo è “questione di Testa”

05 Gen 2020

Valore Italia, l’inserto de “Il Giornale”

Annalisa Testa racconta le origini e lo sviluppo di un’azienda riconosciuta in tutto il mondo che ha scelto di specializzarsi nelle macchine di verifica e di imballo in ambito tessile

di Patrizia Riso

Questa storia nasce nel lontano 1969, negli anni del boom economico, quando i soldi erano pochi, ma la voglia di fare non mancava. Come accaduto per la penna a sfera, che porta il nome del suo inventore, Biro, così ancora oggi, una macchina di verifica viene chiamata Testa, anche se non lo è. «Il successo è arrivato grazie al vulcanico ingegno di nostro padre Venceslao Testa, artista dalla grande fantasia e creatività, che ha dato origine alla nostra storia ed è capace ancora oggi di stupirci». A parlare è Annalisa Testa, oggi ai vertici con la sorella Nicoletta di Testa Group, azienda leader a livello mondiale nella produzione di macchine di verifica e di imballo sia in ambito tessile che in quello degli articoli tecnici. «Nel corso di questi cinquant’anni ci siamo dedicati unicamente a queste tipologie di macchine: introduzioni macchine da stampa con oltre 3mila macchine vendute nel mondo; macchine di verifica e macchine di imballo». Tanti macchinari che ripercorrono mezzo secolo di storia. «Sicuramente, una tappa fondamentale è stata la nascita del modello Eureka, una macchina rivoluzionaria perché racchiude in un solo modello la verifica e l’imballo. Un’altra tappa fondamentale è aver ideato una nuova filosofia di lavoro: il taglio ottimizzato che sostituisce la classica ispezione tradizionale». Decenni di costante ricerca e innovazione permettono di offrire le migliori soluzioni di ottimizzazione. «Alla fiera Itma di Barcellona abbiamo presentato una macchina che ha avuto il meritato successo, per le sue prestazioni ma anche per la bellezza. In onore dei 500 anni dalla morte di Leonardo, abbiamo voluto rendergli omaggio, vestendo la nostra macchina come fosse un’opera d’arte».

Una spiccata tendenza all’innovazione spinge sempre a cercare di essere i primi della classe. «All’Itma abbiamo anche presentato alcuni rotoli imballati con polietilene biocompostabile come prevede la legge in un prossimo futuro». Essere costruttori di macchine di imballo significa essere in grado di dare risposte. «Non si può sorvolare sul tema della sostenibilità, perché è giusto che un cliente che acquista oggi una macchina di imballo sia a conoscenza di questo cambiamento epocale».

Oltre all’innovazione, elemento fondamentale è la cura rivolta ai clienti. «Il nostro è un atelier dove ogni macchina prodotta non ha semplicemente un numero di matricola, ma possiede un’anima, perché nasce da un ascolto di quelle che sono le necessità di ogni cliente, da un rapporto empatico che presuppone fiducia e competenza, elementi distintivi nel lungo periodo. Siamo volutamente in controtendenza con l’incessante ricerca di un pubblico di massa, volto ai numeri, a soddisfare tutti conducendo a compromessi, generalizzazioni e spesso a macchine del tutto mediocri». Negli ultimi anni, diverse aziende, anche datate, hanno cercato di ampliare la gamma dei loro prodotti iniziando a costruire macchine di ogni genere, cercando scorciatoie a discapito dell’etica e dell’esperienza necessaria per poter offrire quel prodotto. «Crediamo che l’esperienza di un’azienda da sola non basti, serve offrire un prodotto che abbia radici. Ogni tipologia di macchina ha un suo percorso, un’evoluzione nel tempo. Lo diciamo spesso ai nostri clienti: sappiamo fare bene il nostro lavoro, perché è da cinquant’anni che ci dedichiamo solo a questo». Ovviamente, oltre alle macchine automatiche, l’azienda è in grado di offrire modelli più semplici e di guidare le scelte dei clienti per ottimizzare costi. «L’errore classico a cui assistiamo è di trovarci di fronte a un cliente che ha acquistato dalla concorrenza una macchina semplice ed economica, ma che, una volta installata, dà problemi di tensione e di allungamento del tessuto obbligandolo a dare un bonus al cliente finale per ogni rotolo prodotto. Considerando i milioni di rotoli che un cliente produce in un anno, sicuramente ha più senso spendere qualcosa in più al momento dell’acquisto, evitando però il bonus a vita». Seppure con qualche incertezza data dall’instabilità del mercato, gli incentivi per l’Industria 4.0 stanno dando esiti positivi. «Lo scorso anno, l’estero ha rappresentato circa l’80 per cento del nostro fatturato. Dopo una crescita del 20 per cento nel 2019, notiamo un rallentamento dovuto alla situazione economica mondiale ma siamo fiduciosi e le previsioni per quanto riguarda la nostra azienda sono buone. Nel corso del 2020, prevediamo un’ulteriore crescita del 20 per cento. Crediamo che non investire e non adottare cambiamenti perché i tempi sono difficili, sia un errore perché il cambiamento è d’obbligo, soprattutto in fasi di crisi».

 

 

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